Africa. Uno sguardo diverso sul mondo del pallone

Ultimo aggiornamento: 10.04.20

 

Attraverso gli scatti della fotografa belga Jessica Holt seguiamo un’umanità che si riunisce e vive anche intorno a una palla con cui giocare.

 

La scelta di viaggiare attraverso Paesi come l’Asia e l’Africa, con l’obiettivo di cogliere aspetti e sensazioni differenti attraverso la lente di una macchina fotografica. Queste alcune delle motivazioni che hanno messo in moto l’autrice Jessica Hilltout che dal Belgio si è mossa attraverso il mondo alla ricerca di una bellezza che spesso non si riesce o si vuole cogliere.

Tra i diversi progetti e reportage a cui si è dedicata può essere rintracciato un filo comune, che è anche il senso di uno sguardo e di una voglia di mostrare e sviscerare lo spettro ampio dell’animo umano, attraverso volti e luoghi illuminati da una luce che spesso solo la fotografia riesce a catturare.

 

Amen. Elogio della forza e dello spirito

Il progetto Amen nasce come un’esplorazione e una celebrazione dello spirito umano. Sullo sfondo si staglia il campionato Mondiale del 2010 in Africa. L’obiettivo di Jessica Hilltout si sofferma su campi in terra, palloni improvvisati e volti di appassionati che vivono il calcio secondo un punto di vista in cui l’ingegno e la voglia ti spingono a creare dal nulla una palla, così da poter scendere in campo e divertirsi insieme ad altre persone.

 

 

La scelta di questa fotografa, è stata quella di illuminare il lato oscuro del continente africano, quella zona fuori dai riflettori e dalle luci dei media accorsi per riprendere le sfide delle Nazionali scese in campo per questa edizione.

Attraverso questo viaggio, è nata nell’autrice una nuova consapevolezza, legata all’importanza che un gioco come il calcio riveste per intere comunità prive di molte delle risorse che noi occidentali diamo per scontate. L’Africa diventa dunque il luogo in cui la semplicità emerge con forza simile alla natura. Basta poco infatti per mettere su un campo da gioco, due pali per creare la porta e stoffa o fili intrecciati per dare vita a una palla con cui giocare.

Da questa energia creativa che riesce con poco a generare molto, Jessica ha preso e trasportato su carta immagini di volti e persone che si muovono lungo il continente, spesso distanti e provenienti da villaggi e luoghi differenti, ma uniti da una passione comune, simile a una religione.

La bellezza nascosta nell’ordinario viene colta nel viso di un ragazzo che tiene ben stretta una palla costruita con quello che si trova nell’ambiente. Stupiscono ed emozionano queste immagini di sfere avvolte da fili d’erba, quasi a voler proteggere e tenere insieme un oggetto essenziale per trascorrere divertendosi dei momenti insieme. Qui il pallone unisce e aggrega più che mai, seguendo traiettorie e spazi lontani anni luce dal clamore di un campo da calcio, eppure vicini perché la terra su cui rotola quella sfera malconcia è la stessa su cui giocatori e folle si sono lanciati anni fa durante il mondiale del 2010.

 

 

Soluzioni differenti

Scorrendo le immagini di questo diario visivo è impossibile non restare incantati di fronte alla bellezza e alla forza di questi oggetti, carichi come una pila di emozioni e su cui le mani e la voglia di fare hanno agito, cambiando le forme e aggiustando con lo spago stracci, carta e rami, così da creare un qualcosa con cui poter scendere in campo e giocare.

Dal Burkina Faso, al Mozambico, passando per il Ghana si assiste a un ciclo di trasformazione e rinascita di una busta di plastica o di forma di terra, all’unione di parti assemblate e alla messa in opera di una sfera dalla forma allungata che rivisita e scardina il concetto stesso di palla rotonda, andando al nucleo forte e all’essenza di un gioco che è vissuto al massimo della gioia e affrontando reali difficoltà nella creazione di un campo o nella ricerca di una palla con cui giocare.

Se la prima parte è dedicata alle differenti forme e incontri con la sfera, la seconda parte del viaggio fotografico si muove attraverso pali sbilenchi e zone storte con cui poter creare una porta. Dalle spiagge passando per terreni duri e rocciosi, fino a una semplice riga tracciata con del gesso in terra o a un vero e proprio solco inciso nel suolo.

Lo sguardo e la sensibilità della fotografa hanno colto poi i visi e i dettagli di un giocatore con indosso dei calzettoni colorati, oppure sulla forza con cui un bambino tiene stretto a sé un pallone da calcio (lista dei migliori prodotti) creato con le buste di plastica e avvolto in una gabbia di rametti. Le maglie, le scarpe rotte e i visi. Una traiettoria di immagini e la lente del calcio attraverso cui scoprire un’umanità lontana da noi ma viva più che mai, che rientra a pieno titolo in quella minoranza capace di fare molto con poco e una maggioranza che all’opposto dal molto spesso sa tirare fuori poco o nulla.

 

 

Vuoi saperne di più? Scrivici!

avatar
  Sottoscrivere  
Notifica di