Creatività, pensiero divergente e trekking

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Diversi studi di settore hanno messo in relazione la capacità di sviluppare nuove idee con una sana camminata in mezzo alla natura. 

 

Andare senza meta

Sembra questa la vera soluzione per chi vuole superare con successo un impasse creativa, oppure desidera soltanto mettersi ai piedi delle scarpe da trekking comode e procedere in mezzo alla natura senza distrazioni di sorta, con il piacere puro e semplice di camminare seguendo la linea dei nostri pensieri o il semplice declinare di una collina. 

Diversi studi hanno dimostrato una maggiore stimolazione della corteccia cerebrale prefrontale, in soggetti che si trovano a percorrere in totale libertà un ambiente naturale, lasciando da parte elementi fissi o limiti imposti da un qualsiasi tipo di fattore esterno.

È in un certo senso la celebrazione del flaneur, o del camminatore che si muoveva libero all’interno della città, ma in un’ottica in cui gli stimoli e le sollecitazioni che arrivano ovunque e da più parti in contemporanea sono totalmente banditi. Si parla qui del solo camminare, avvicinando in modo progressivo l’escursionista al viandante.

 

I blocchi della civiltà

L’invito è ad allontanarsi da parchi pubblici e giardini, così da riguadagnare il silenzio o il suono della sola natura a fare da sottofondo ai nostri passi. Niente musica e cellulari spenti. L’obiettivo infatti è quello di ridurre l’information overload, ovvero il sovraccarico visivo e sensoriale che ormai pervade come una rete la città e la dimensione urbanizzata e metropolitana. Indossate dunque abiti comodi e allontanatevi il più possibile dalla civiltà, assaporando scorci, paesaggi e colori tipici di una stagione e della natura tutta. Gli effetti nel medio e breve termine potrebbero stupirvi.

 

 

Lo studio delle Università Americane

Due enti di ricerca, nello specifico l’Università dello Utah  e quella del Kansas si sono mosse con l’obiettivo di verificare sul campo la connessione tra creatività e tempo trascorso passeggiando in natura. La scelta ha visto coinvolte 56 persone, distribuite in sottogruppi e invitate a percorrere zone diverse del paese per un tempo massimo di quattro giorni. 

Alcuni soggetti sono stati sottoposti a test di creatività e di pensiero laterale prima di prendere la strada verso queste mete in mezzo alla natura, mentre l’altra metà ha provveduto a risolvere i quiz una volta rientrati dai quattro giorni di viaggio. Gli esiti hanno stupito i ricercatori con una netta percentuale del secondo gruppo in grado di elaborare con maggior facilità e prontezza pensieri e risposte creative rispetto a chi aveva eseguito i test prima di partire. 

Le conclusioni tratte da questo studio evidenziano in modo determinante la necessità del cervello di staccare dagli stimoli a cui è sottoposto ogni giorno in un ambiente caotico come una città. Defaticando in un ambiente naturale si lascia spazio a stimolazioni ulteriori concentrate nella zona prefrontale, deputata a processi creativi e di multitasking.

 

Altre conferme dall’Inghilterra e da Taiwan

L’università di Stanford e alcuni gruppi di studiosi di Taiwan hanno seguito altre vie per monitorare la questione. I primi concentrandosi sul legame tra pensiero creativo e camminata, mentre i secondi hanno visto le diverse modalità d’uso delle bacchette per mangiare seguendo degli itinerari regolari o passeggiando liberamente. 

I ricercatori di Stanford hanno messo a confronto sedentarietà e pensiero creativo, utilizzando il test degli usi alternativi. Si tratta di uno studio in cui i diversi soggetti vengono invitati a guardare un oggetto in un’ottica differente rispetto alla solita destinazione d’uso, immaginando appunto ulteriori e creativi utilizzi per il tutto. 

Dai risultati ottenuti si è visto che le persone sottoposte al test in fase di inattività, rispondevano in maniera meno creativa e più faticosa alle diverse opzioni, individuando un numero inferiori di funzioni laterali legate a un prodotto come una scarpa. Diversamente invece chi aveva effettuato una camminata libera prima del test, restituiva risultati più interessanti sia per quantità sia per estro.

A chiudere definitivamente il cerchio sul tema sono arrivati poi i risultati degli studiosi di Taiwan. Anche in questo caso lo studio si concentrava sul pensiero creativo in un ambiente aperto. La differenza tra i due gruppi era più sottile questa volta, con una comitiva a seguire un percorso stabilito e l’altra libera di pensare ai differenti usi di una bacchetta vagando liberamente i natura. 

A sorpresa la libertà di movimento si è rivelata un fattore importante per potenziare e stimolare al meglio le vie di un processo creativo e di un pensiero che fa della lateralità e del think different alcuni dei suoi punti di forza.

 

 

Considerazioni finali

Da quanto raccolto e analizzato nelle righe che precedenti il cervello ha bisogno di un ambiente libero in cui muoversi, uno spazio principalmente fisico e naturale, in cui la presenza umana sia ridotta all’osso e la natura e l’ambiente diventino protagonisti assoluti. 

Facendo così e muovendosi lungo linee invisibili tracciate solo dal desiderio o da una traccia di un sentiero, si può veramente ritrovare una dimensione in nel vuoto o nelle foglie di un albero si apra lo spazio per la creatività e un pensiero differente, liberato dal rumore di fondo e dalle luci accecanti del digitale. Un equilibrio fragile a cui tornare con costanza, e funzionale anche alla crescita di un pensiero e idee differenti e creative.

 

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