La neurostimolazione per curare l’epilessia

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

La tecnologia e la medicina si sono incontrate per creare un dispositivo in grado di curare gli attacchi epilettici. 

 

L’epilessia è una patologia invalidante che si manifesta sotto forma di attacchi, le cosiddette “crisi epilettiche”. Non sempre causa una perdita di coscienza da parte di chi ne è affetto e le reazioni dipendono dall’area del cervello colpita dalla malattia.

Le terapie per bloccare o diminuire le crisi epilettiche sono principalmente farmacologiche, e oltre agli effetti collaterali che causano, in certi casi si dimostrano non funzionanti.  

Nuove ricerche mediche hanno portato alla luce la capacità della neurostimolazione di bloccare le crisi epilettiche attraverso micro impulsi inviati al cervello e, ad oggi, sembra essere l’alternativa meno invasiva e più valida per regalare una vita di qualità a chi soffre di questo disturbo.

 

Che cos’è  l’epilessia?

L’epilessia è una malattia che causa una modifica nell’attività dei neuroni e provoca scosse elettriche al corpo. La crisi epilettica può essere “parziale” quando colpisce una zona circoscritta del cervello, mentre è definita “generalizzata” quando interessa entrambi gli emisferi cerebrali.

Le reazioni a una crisi epilettica sono diverse, nei casi più lievi provoca azioni involontarie o percezioni insolite di suoni, odori e sapori, ma in altre forme causa una breve perdita di coscienza, l’irrigidimento del corpo e convulsioni.  

Così come possono assumere forme diverse, gli attacchi epilettici hanno anche una frequenza variabile, infatti possono accadere una sola volta nella vita oppure più volte durante un solo giorno. Si tratta di una malattia che necessita di una cura personalizzata che mira a correggere il disturbo alla base della patologia servendosi di test genetici e metabolici.

Si calcola che l’1% della popolazione mondiale è stata colpita da un attacco epilettico e proprio nel 40% dei casi vi è una predisposizione genetica. Detto ciò, gli attacchi epilettici possono anche essere causati da una lesione al cervello che determinano queste “scariche anomale” da parte dei neuroni.

 

 

Epilessia assenza infantile: di cosa si tratta

Si tratta di una forma di epilessia che colpisce i bambini intorno ai 4-6 anni e tende a guarire in modo spontaneo. Definita anche “piccolo male”, l’epilessia assenza infantile può manifestarsi anche diverse volte in un solo giorno e causare perdite di coscienza. Man mano che il bimbo si avvicina al periodo della pubertà, questa forma di epilessia tende a svanire completamente, spesso con l’aiuto di terapie farmacologiche specifiche.

Non sempre questo tipo di cure risulta funzionale, e come alternativa i medici propongono la “dieta chetogenica” che prevede l’assunzione di cibi grassi con poche proteine e carboidrati.

Non è una dieta facile da seguire, specialmente per più piccoli, ma la sua validità è assicurata e aiuta a controllare in modo decisivo le crisi epilettiche.

 

La terapia farmacologica funziona?  

L’epilessia può assumere forme diverse come abbiamo visto, ed è proprio per questa ragione che esistono diversi tipi di farmaci ideati per bloccare gli attacchi e tenere sotto controllo i sintomi della patologia. Negli ultimi anni sono disponibili antiepilettici con ridotti effetti collaterali che consentono alle persone affette da questo disturbo di poter vivere più serenamente, riuscendo a controllare le crisi nel 70% dei casi.

Non sempre però, come abbiamo già detto, la terapia farmacologica funziona, e ai pazienti viene proposto l’intervento chirurgico che risulta possibile solo in determinate condizioni, ovvero per il 15% dei casi. Negli ultimi anni le ricerche hanno permesso lo sviluppo di trattamenti in grado di trasformare la terapia per la cura dell’epilessia attraverso la neurostimolazione, vediamo qui sotto di cosa si tratta.

 

La svolta della neurostimolazione

Il nuovo approccio medico per contrastare gli attacchi epilettici è la neurostimolazione. Questa terapia alternativa viene utilizzata per curare diverse patologie altrettanto invalidanti, tra cui l’Alzheimer, la depressione e i disturbi ossessivo compulsivi.

Esistono due tipologie di neurostimolazione: DBS e VNS. La prima, ovvero la DBS, consiste nell’inserimento di elettrostimolatori nel cranio attraverso intervento chirurgico che riescono a modulare l’attività cerebrale, inibendo o stimolando le aree di interesse. La DBS è stata la prima forma di neurostimolazione utilizzata per curare patologie a carico del sistema nervoso che causano disturbi motori, come il Parkinson ad esempio.  

La seconda tipologia di neurostimolazione è la VNS, che si dimostra meno invasiva della precedente perché non necessita un posizionamento intracranico ma avviene tramite l’inserimento sottopelle di elettrodi nel nervo vago sul collo, in modo da poter controllare e regolare gli impulsi che causano le crisi epilettiche.

 

 

La neurostimolazione a forma di cuffietta: il futuro?

L’utilizzo della neurostimolazione per curare casi di epilessia è agli inizi e non è ancora del tutto chiara l’azione dei microimpulsi elettrici di DBS e VNS. Negli ultimi tempi, le ricerche mediche si stanno focalizzando sulla creazione di dispositivi diversi in grado di indirizzare gli impulsi nelle aree del cervello che causano queste “scariche elettriche” involontarie.

Un’alternativa che combina l’efficacia della neurostimolazione sembra arrivare dalla Cina grazie a un team di ricercatori dell’Università di Pechino che hanno ideato un dispositivo esterno che manda impulsi elettrici proprio dal nervo vago, che da collo si dirige verso il cervello.

Non sarebbe quindi neanche più necessario un piccolo intervento per inserire elettrodi sottopelle, perché questo apparecchio si presenta come una cuffia auricolare, simile a quella utilizzata per i lettori MP3. Questo piccolo dispositivo si inserisce in un orecchio e inviando dei micro impulsi al nervo vago riuscirebbe a controllare l’ipereccitabilità dei neuroni.

Siamo solo agli inizi, ma ci auguriamo che ben presto che la neurostimolazione possa essere utilizzata come terapia non invasiva per coloro che soffrono di patologie a carico del sistema nervoso.

 

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 voti, media: 5.00 su 5)
Loading...