Mountain bike e pastiglie freni

Ultimo aggiornamento: 10.04.20

 

Analisi e caratteristiche di questo importante elemento dell’impianto frenante che è sempre bene non trascurare

 

Anche la migliore mountain bike necessita nel tempo di un controllo e di una manutenzione adeguate. In questo articolo ci concentriamo sulle pastiglie dei freni, mettendo in evidenza particolarità e qualità delle tre maggiori tipologie presenti sul mercato.

 

Struttura

Le pastiglie sono un elemento montato sul corpo del freno e la cui funzione principale è quella di agire sul disco rotante, rallentando la corsa così da frenare la bici e ridurre così l’andatura. L’effetto che si produce quando viene premuta la leva del freno comporta letteralmente un avvicinamento delle stesse sul rotore e uno sfregamento che ne rallenta la corsa. 

Esistono alcuni indizi che possono portare a capire come e quanto si sia consumata una pastiglia. Al momento in cui la leva del freno acquisisce maggiore corsa possiamo con una buona percentuale di sicurezza imputare il fatto all’esaurimento delle pastiglie. 

I pistoni si spostano maggiormente verso l’esterno, quando ciò avviene la conseguenza è che il freno acquisisce un gioco maggiore. Una volta rimossa la ruota si può procedere a un’analisi visiva della situazione, capendo così in modo chiaro se le pastiglie hanno raggiunto la fase finale della loro vita e se è tempo di cambiarle. 

 

 

Differenze e particolarità

Placca di supporto e ferodo sono le due componenti essenziali che strutturano la pastiglia. La prima viene collocata sul pistone, con un sistema grazie a cui posizionarla senza difficoltà sul freno. Il ferodo costituisce invece il cuore vero e proprio della pastiglia. La placca non si differenzia molto, tranne in alcuni modelli realizzati in alluminio e pensati per una migliore dissipazione del calore.

La pasta frenante di cui si compone il ferodo è invece la variabile fondamentale, capace di incidere in maniera diversa sul tipo di prestazione e di fornire anche un termine di paragone adeguato per diversificare le tipologie. 

 

Mescole differenti

È qui che si gioca la partita, con tutta una serie di variazioni e materiali capaci di dare e impostare un profilo delle pastiglie che si ripercuote anche sullo stile di guida. La prima tipologia analizzata è quella delle mescola sinterizzate. Si parla di un trattamento termico che tende a unire materiali così da formare un unico indivisibile, sfruttando tutte le qualità degli stessi per una buona capacità frenante. La saldatura delle varie particelle nel ferodo aggiunge robustezza e un’adeguata resistenza all’abrasione. 

Gli utenti che hanno avuto occasione di montare pastiglie del genere confermano le buone prestazioni anche a freddo, con la migliore performance che però si realizza una volta che il supporto ha raggiunto la giusta temperatura. Alte temperature e surriscaldamento non inficiano la qualità e la resa finale, così come la durata complessiva che si mantiene molto soddisfacente.

L’assenza poi di vetrificazione consente in caso di contaminazione di fluidi e oli di collocare la pastiglia sul fuoco così da sciogliere questi elementi e ripristinare al meglio lo stato della stessa. Il lato negativo che emerge dal confronto con le altre pastiglie sta tutto nei tempi necessari per andare a temperatura, una nota di cui tenere conto specie per chi si tuffa subito tra sentieri e discese. 

 

La tipologia organica

Ideali in quanto a varietà e prestazioni, le pastiglie di questo genere si dimostrano interessanti per chi vuole scegliere un modello adatto a tutte le stagioni e che offre una frenata efficace sin da subito. Il ferodo ha una pasta più tenera, composta da gomma, resina e alcune resine di origine naturale. La resa è molto alta sin da subito e si evitano i problemi derivanti dal fischio prodotto da altre pastiglie che ancora non hanno raggiunto la corretta temperatura d’utilizzo. 

Versatilità e potenza, queste sembrano essere le parole chiave messe a punto dalla pastiglia organica, capace di tenere a bada la velocità anche in percorsi lenti e in passaggi tecnici, con un’ottima resistenza in presenza di acqua e percorsi fangosi.

Il tallone d’Achille di queste pastiglie è dato dagli effetti del grande surriscaldamento. Si produce così quella che in gergo viene chiamata “vetrificazione” del ferodo, con una sensibile diminuzione delle prestazioni complessive. 

 

 

L’alternativa semi-metallica

Ultima in ordine cronologico, la proposta semi-metallica grazie alla mescola e all’inserimento di parti in ferro, fornisce una resistenza e una capacità di frenata adatta anche ai percorsi più duri e impegnativi, si veda ad esempio quelli dedicati al Down Hill. Convincono anche grazie al buon rapporto qualità/prezzo mentre sul fronte del calore si affida alla presenza di una buona quantità di grafite che possiede naturalmente proprietà refrattarie, con una produzione minima di calore. 

Si adattano senza difficoltà a diverse tipologie di percorso ma necessitano di un certo tempo per andare a temperatura e dunque occorre un poco di pazienza prima di poter frenare al 100% dell’efficienza. Ci sentiamo di consigliarle a che cerca una via dimezzo interessante, sia in termini di costo sia per quel che riguarda le prestazioni complessive. La durezza del ferodo ha una sua incidenza sul consumo della pastiglia che tende dunque a durare meno rispetto a quelle organiche e sinterizzate.

 

 

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