Scarpe da running. Usura e cambio

Ultimo aggiornamento: 12.09.19

 

Seguiamo aspetti e modalità che consentono di far durare più a lungo un paio di calzature da corsa.

 

La scelta di un paio di scarpe da corsa coinvolge differenti fattori ed elementi che è bene prendere in esame al momento dell’acquisto. In questo articolo ci concentriamo su due aspetti che possono fornire informazioni preziosi riguardo la durata di un modello e gli accorgimenti che si possono mettere in pratica per capire se è arrivato il momento di un cambio.

 

Fattori che incidono sulla durata di una scarpa da running

Come avete potuto vedere, diversi sono gli elementi che contribuiscono a ridurre nel tempo l’efficacia di una scarpa da corsa. Il fattore temporale è tra i primi elementi. Indossando a lungo una calzatura, oppure tenendola dentro una scatola per un lungo periodo si va incontro a un progressivo indurimento della suola della scarpa. È quanto succede anche ai pneumatici di una macchina che si vanno pian piano a indurire, perdendo quella capacità di attutire al meglio le vibrazioni e il peso trasmesso dal corridore durante l’allenamento.

 

 

Questa questione non è di poco conto, considerato il fatto che l’impatto sulla strada è pari a cinque volte il peso dell’atleta, una misura notevole che non può essere messa in secondo piano tra i fattori concomitanti ad aumentare l’usura della scarpa. La superficie su cui si va a correre è un altro elemento che agisce e determina una maggiore o minore usura. Da una parte troviamo percorsi stradali in cui l’asfalto la fa da padrone, alternati a percorsi sterrati o superfici come quella di un prato. Nel primo caso è molto probabile che la scarpa tenderà a perdere morbidezza e ammortizzazione con una maggiore rapidità rispetto ai secondi.

L’asfalto è infatti uno degli avversari maggiori per questo tipo di scarpe, motivo per cui gli ingegneri cercano di continuo nuove soluzioni e materiali per innalzare il livello di resistenza della scarpa. Puntare anche al numero adatto può allungare la vita della scarpa, riducendo il rischio di strappi o di dolori causati da una misura inadeguata.

Lo spazio ideale tra le dita dei piedi e la punta della scarpa dovrebbe essere di un centimetro al massimo. In questo modo si va a compensare il movimento interno del piede e l’aumento di volume che si verifica specie durante la stagione più calda. La chiusura stessa delle scarpe va controllata, trovando un equilibrio tra lacci serrati in modo da non far muovere troppo il piede all’interno e una chiusura che consenta una corretta circolazione.

Diversi runner si abituano poi a una certa tipologia di calzatura, preferendo chi una scarpa con drop nullo, che non va a offrire nessun supporto nella parte del tallone e che quindi tende a consumarsi in modo mediamente omogeneo nella zona dell’avampiede o in quella del tallone. Sul fronte tecnico è bene precisare che uno stile adeguato di corsa può ridurre un consume eccessivo della suola.

Chi tende a far toccare una piccola parte della scarpa con movimenti rapidi e non piantando in modo eccessivo il piede, sollecita in misura inferiore la parte della suola, a differenza di chi invece punta molto e spinge sul terreno con tutto il peso.

 

Verifiche per capire il grado di usura della scarpa

Un primo consiglio che ci sentiamo di dare è quello di partire dalla suola. Una verifica dello spessore è fondamentale per avere un’idea il più precisa possibile circa la tipologia e il livello di usura a cui è arrivata la calzatura. Se a una verifica si nota uno spessore eccessivamente sottile significa che è arrivato il momento di passare a nuove scarpe da running. Stesso discorso anche per la zona posteriore della scarpa. La protezione del tallone deve mantenersi tale nel corso del tempo, come la qualità e l’integrità della tomaia.

 

 

È naturale che la polvere e lo sporco tendono ad accumularsi sulla scarpa, lavorando silenziosamente fino a penetrare nel tessuto in maniera subdola. Si favorisce così la formazione di piccole aperture che pian piano possono rovinare e creare buchi nella tomaia, rendendola inutilizzabile. Una buona rigidità torsionale può essere controllata afferrando la punta della scarpa e la zona del tallone ruotandoli in modo opposto. Una facilità nella manovra indica che la struttura si è modificata in modo eccessivo, allentandosi troppo.

La stabilità può essere verificata posizionando la scarpa su una base e controllando che la parte destra e quella sinistra del tallone non si siano consumate troppo. La stessa risposta e reattività dell’intersuola si dimostra un ulteriore campanello di allarme. Premendo su questa parte se vi pare eccessivamente morbida è il caso di pensare a un nuovo paio di scarpe, visto che questa zona non riesce più a distribuire al massimo gli urti e il peso del corridore.

 

 

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