Uber e il “salto” a due ruote in Europa

Ultimo aggiornamento: 01.04.20

 

L’azienda americana sta cercando di esportare il suo sistema di bike sharing anche nel Vecchio Continente.

 

Il gigante del car sharing che negli anni ha messo su una flotta di mezzi in diverse parti del mondo, esportando un nuovo modello di trasporto, ha deciso di allargare e diversificare la piazza, con l’arrivo sul mercato europeo del servizio Jump. La proposta è già stata sperimentata negli Stati Uniti e la scelta sta ricadendo su Berlino, come primo banco di prova di una mobilità su due ruote.

 

Jump e Uber Green

Le bici Jump si distinguono per la linea rossa e un sistema di pedalata assistita con cui poter affrontare dislivelli e altre problematiche che si possono presentare in città. Grazie a un sistema studiato che utilizza una comoda app, è possibile localizzare la bici nelle vicinanze e sbloccarla. La velocità massima a cui si arriva è di 25 chilometri orari.

Da quanto visto si tratta di bici ben strutturate, e dalla linea robusta che ha sollevato qualche perplessità tra gli utenti abituati a mezzi più snelli e scattanti.

La differenza la fa in questo caso la pedalata assistita, non sempre presente nei servizi di bike sharing sparsi in Europa e determinata anche dal profilo stesso della città. Si veda ad esempio una metropoli come Madrid che dispone di un servizio simile con bici elettriche e una città più piccola come Valencia che ha puntato invece su delle classiche bici, con moltissimi punti sparsi lungo tutta l’area urbana ed extraurbana.

La novità del lancio berlinese è però duplice. Da una parte Uber sta cercando di sperimentare la fattibilità e il successo di un modello di bike sharing a prezzi concorrenziali, con l’aggiunta della linea Uber Green. Parliamo non più di bici dalla pedalata assistita ma di veri e propri mezzi elettrici, così da incentivare ulteriormente una mobilità a zero emissioni.

 

 

Strategia ed espansione

Alla base di questa scelta c’è l’intenzione, più o meno velata dell’azienda Uber, di modificare la percezione esterna di un brand che negli anni si è scontrato pesantemente con alcune categorie professionali prima e con amministrazioni cittadine poi. Una volta che il modello e la filosofia di car sharing proposta da Uber prese piede, il popolo dei tassisti di diversi paesi e la categoria degli NCC, arrivarono a grosse mobilitazioni, imputando un’ingerenza e una concorrenza sleale del modello proposto.

Il risultato ha portato diverse cause e richieste di risarcimenti, con la nuova dirigenza decisa a modificare quanto possibile la situazione. Dara Khosrowshahi, il nuovo CEO di Uber ha scelto una linea differente e il suo obiettivo sembra palesamente un’alleanza con le amministrazioni cittadine dove l’azienda ha scelto di proporre i suoi servizi, non ultimo quello su due ruote denominato Jump. La scelta di una città dalla fisionomia mediamente pianeggiante come Berlino, si inscrive perfettamente in questo progetto.

L’idea è quella di aprire un dialogo diretto con partner interessati a migliorare quanto possibile la circolazione urbana, disponendo lungo l’area urbana postazioni Jump con cui poter affittare una bici o delle stazioni di ricarica per le auto ibride di Uber Green.

Lo scontro e la linea dura sembrano aver lasciato saggiamente il posto a un confronto e un dialogo, aspetto questo che ha il merito di diversificare la percezione di Uber da parte di cittadini comuni e amministrazioni locali e nazionali.

 

 

Tecnologia e praticità

Anche se ancora non è sbarcato in Germania, il sistema Jump si appoggia a un’infrastruttura collaudata ormai da tempo. Attraverso un’app compatibile con dispositivi Android e Apple, l’utente è in grado di geolocalizzare il parco bici disponibili e le aree di aggancio e sgancio della bici. Le bici a disposizione montano un sistema GPS integrato, con un motorino interno capace di offrire una pedalata assistita arrivando a toccare i 25 chilometri orari.

In diverse città sono arrivate poi dei modelli aggiornati, con una zona su cui poter inserire un cellulare, così da non perdere di vista il navigatore. Il sistema di chiusura e fissaggio della bici avviene sfruttando un blocco semiautomatico, che si serra con un suono caratteristico, segnalando così il termine del giro e del percorso. Il tastierino numerico presente nella parte posteriore ha lasciato posto a un sistema più intuitivo collocato sul manubrio, con icone più facili da gestire e con cui interagire in modo più semplice.

Non ci resta dunque che attendere e capire quando e come Uber atterrerà in Europa con questa nuova proposta di mobilità su due ruote. I presupposti per un successo varieranno molto da città e città, facendo i conti con problematiche tipiche di grandi metropoli e infrastrutture con cui sarà inevitabile confrontarsi. A cambiare infatti non dovrà essere la mentalità e l’attitudine di ciclisti e nuovi guidatori, quanto piuttosto gli spazi disponibili per muoversi in sicurezza. La scelta di Berlino da questo punto di vista non è casuale.

 

 

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