Pallamano in Italia, uno sport che può solo crescere

Ultimo aggiornamento: 07.04.20

 

L’Italia è la patria del calcio e questo sport lascia davvero poco più che le briciole agli altri, con basket e volley che si contendono gli altri due gradini del podio. Tra gli sport di squadra che nel nostro Paese non riescono a imporsi ma che, invece, nel resto del mondo hanno un grandissimo seguito c’è sicuramente la pallamano. Il che è quanto meno curioso visto che fuori dalla nostra penisola è estremamente seguito e apprezzato, al punto che, nella versione femminile, è addirittura al primo posto come numero di praticanti (quella maschile si colloca al secondo posto, dietro al calcio). Inoltre le sfide più importanti, come per esempio le Final4 di Champions League o le finali delle competizioni internazionali, fanno il pienone in palazzetti da 20mila posti mentre nelle ultime tre edizioni delle Olimpiadi le partite di handball si sono sempre svolte davanti al tutto esaurito. 

Indubbiamente in Italia la pallamano paga dazio agli sport più celebrati, il che spinge già i giovanissimi a indirizzarsi verso il calcio e, in seconda battuta, la pallacanestro o la pallavolo ma c’è anche un’endemica mancanza di investimenti, sia in termini di comunicazione, sia soprattutto di impianti, anche tenendo conto delle dimensioni del campo (40×20 metri) decisamente superiori a quelli di basket e pallavolo, il che significa che spesso non è possibile “adattare” quelli delle palestre già esistenti per giocare ad handball. 

Un po’ di storia

I giochi di palla, da colpire sia utilizzando i piedi sia le mani, affondano le loro radici nella storia dell’umanità e la pallamano non fa eccezione. Diciamo però che la sua versione ufficiale fu certificata dall’inclusione nel programma delle Olimpiadi di Berlino del 1936 e dall’organizzazione del primo campionato del mondo, datato 1938. Questa versione della pallamano era profondamente diversa da quella attuale, visto che i match venivano disputati sui campi da calcio tra due squadre di undici giocatori ciascuna. Il radicale cambiamento avvenne solo negli anni ’60 quando lo sport si “trasferì” all’interno dei palazzetti, su campi più piccoli (le succitate dimensioni di 40×20 metri) e il numero di giocatori fu ridotto a sette per squadra. 

Nel nostro Paese la nascita della Federazione risale al 1976 con la sigla di F.I.G.H. (Federazione Italiana Giuoco Handball); la squadra maschile più titolata è quella di Trieste, che vanta ben 17 scudetti, mentre quella femminile è quella di Cassano Magnago (Varese) che di campionati ne ha vinti 11. Lo scarso feeling dell’Italia con questo sport è evidenziato dai risultati oltremodo modesti della nazionale che, sia a livello maschile sia femminile, non ha mai partecipato a un’Olimpiade e vanta una sola apparizione ai Mondiali, ma solo perché paese ospitante. 

 

Le regole

Come in tutti gli sport di squadra, anche nella pallamano lo scopo è quello di segnare un goal in più dell’avversario. Le regole riguardano soprattutto la gestione della palla che, quando il giocatore è fermo, non può essere trattenuta in mano per più di tre secondi; inoltre non è possibile compiere più di tre passi senza passare la sfera o farla rimbalzare. Il tiro in porta deve avvenire al di fuori dell’area del portiere, a eccezione di quello in corsa, che può essere effettuato anche saltando all’interno dell’area ma liberandosi del pallone prima che i piedi dell’attaccante tocchino il suolo. 

I sette giocatori sono divisi in ruoli ben precisi, che sono: portiere, centrale, pivot, terzino destro e sinistro, ala destra e sinistra. La partita è suddivisa in due tempi di gioco da 30 minuti ed è arbitrata da due giudici di gara, uno di campo e uno d’area. Il campo è di forma rettangolare ed è suddiviso in una superficie di gioco e in due aree dove trovano posto le porte (che misurano due metri in altezza e tre in larghezza) e che sono il regno incontrastato del portiere, visto che è l’unico autorizzato a stazionarvi. Qualora un giocatore di movimento, sia uno dei difensori sia uno degli attaccanti, calpesti la superficie dell’area, l’arbitro assegna un tiro di punizione contro la sua squadra.

Una piccola ripresa

Negli ultimi anni il trend tutto italiano di scarso appeal verso la pallamano sta cambiando e, grazie a una serie di progetti sviluppati dal Coni, questo sport sta cominciando a suscitare un certo interesse tra i più giovani, grazie all’inserimento del gioco tra le attività dell’ora di motoria nelle scuole primarie. E i primi risultati si vedono, visto che la nazionale Under 18 è riuscita per la prima volta a entrare tra le migliori sedici squadre europee. 

Al momento la realtà della pallamano in Italia parla di circa 400 società, oltre 33mila giocatori e un migliaio di tecnici ma l’obiettivo è quello di incrementare questi numeri, anche attraverso l’organizzazione di tornei, come gli Europei B Under 17 donne, che si terranno ad agosto in Friuli, o la Champions League e i Mondiali della versione “beach” che si terranno in Sicilia. Se questo sport, come del resto tutti gli altri, non ha visibilità, non può solleticare l’interesse dei bambini e rende vana l’operazione di reclutamento dei tecnici che girano per le scuole della penisola. 

 

Una passione che può nascere anche in giardino

Per stimolare i più giovani e suscitare in loro la curiosità per l’handball si può cominciare anche dal giardino di casa o dal parco, magari acquistando un pallone e una porta trasportabile, così da improvvisare un campo da handball e provando a lanciare la sfida di giocare utilizzando le mani invece dei piedi. Sul Web ci sono molti portali, come Netsportique, che offrono la possibilità di acquistare gli accessori indispensabili per creare il proprio angolo di gioco ma anche per chi desidera prodotti più professionali, perché magari responsabile di una squadra o di un campo indoor. 

Per fare breccia nel cuore di un bambino può essere sufficiente una sfida all’aria aperta con il papà e con gli amichetti. Certo questo è solo un inizio e non è abbastanza per contribuire alla crescita del movimento, possibile solo attraverso investimenti da parte della politica e magari il supporto delle televisioni sportive, le uniche che possono dare quella visibilità di cui la pallamano ha tanto bisogno. 

 

 

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