La sfida dei motori nascosti nelle bici da corsa

 

La ricerca della performance e del miglior tempo in bici non sempre si affida solo allo sforzo fisico puro. A volte anche nel campo delle due ruote arrivano soluzioni ingegnose con cui migliorare e potenziare la performance, gestendo la pedalata in maniera differente grazie all’aiuto di un piccolo motore. La questione dunque non riguarda solo il doping che va a migliorare fisicamente le prestazioni del ciclista ma si allarga anche al mezzo stesso, puntando così a una frode di tipo tecnologico.

 

I precedenti

Nel 2016 si registrò il primo caso di doping tecnologico su una bici. A farne le spese è stata l’atleta belga Femke Van den Driessche a cui è stato contestato di avere in una delle sue bici un motorino nascosto. L’evento ha segnato profondamente la storia del ciclismo, introducendo così un precedente per quel che riguarda le modifiche su un mezzo, in cui oltre allo sforzo umano è stato aggiunto il supporto di elemento meccanico nascosto.

Vivax-Assist è una delle maggiori case produttrici di motorini elettrici. Uno di questi modelli, volta attivato, è capace di erogare una potenza di 200 Watt e può essere montato internamente, nel tubo verticale, essendo così completamente invisibile ma agendo silenziosamente e in modo efficace sulla pedalata e il supporto fornito al ciclista. Il funzionamento di questi motori procede attraverso modalità e tipologie differenti.

Da una parte abbiamo una cadenza di pedalata che può venire impostata: raggiunte le 60 pedalate è possibile far intervenire il motore. In altri modelli è possibile collegare il cardiofrequenzimetro su una soglia superata la quale il motore si mette in funzione. Quando i valori scendono di conseguenza il motorino si spegne.

Ingegnoso anche il sistema di posizionamento della batteria, collocata o dentro una borraccia così da trovare posto sul telaio oppure nella borsetta portaoggetti posizionata sotto la sella. A quanto dicono alcuni personaggi del settore già nel 2010 la situazione ha cominciato a farsi scottante, con una vittoria sospetta di Fabian Cancellara sul Grammont. Le differenze sono notevoli e anche con una potenza di 50/60 Watt uno sportivo amatoriale riesce a raggiungere prestazioni di rilievo.

 

 

La sfida

Sulla scia di questi eventi e considerando la tipologia degli attuali motorini di supporto, anche dotati di una tecnologia magnetica, alcuni ciclisti hanno voluto sperimentare i cambi e le differenze di una salita affrontata con una bici da corsa tradizionale e una con un motore elettrico. Peter Stuart e James Spender, in collaborazione con il sito Cyclist, hanno accettato questa scommessa. Il primo si è messo in sella di una bici Goat Race mentre il secondo ha optato per una Bianchi Oltre XR4. Si tratta in entrambi i casi di due bici performanti, con la differenza che il modello Goat monta al suo interno il motorino Vivax-Assist.

Lo “studio” si concentra sul cambio differente della pedalata e le impostazioni a cui dover guardare per capire se un amatore potrebbe arrivare a competere in modo continuativo e con risultati con un professionista. I risultati dello studio hanno fatto emergere che a fronte di un buon incremento i vantaggi si fermano a una sezione e a un determinato momento della salita, non creando tuttavia quel vantaggio che scavalca l’esperienza e la pratica accumulata nel tempo da un professionista.

A destare qualche sospetto è anche il movimento delle pedivelle che comporta una gestione della pedalata e uno stile differente rispetto a chi si dedica a una pedalata più classica e cadenzata senza l’aiuto di un motore nascosto. Sia chiaro, nulla vieta a un amatore o a un professionista di montare e sfruttare per diletto una bici dotata di questo tipo di supporto, l’importante è mantenere questa attitudine e scelta a livello individuale, senza mettersi a competere con altri che invece non hanno questa marcia in più.

 

 

Specifiche del motore Vivax-Assist

Il produttore Vivax-Assist si è specializzato nella creazione e gestione di motori elettrici dalle dimensioni molto ridotte, studiati per essere posizionati senza difficoltà sia nel telaio di una bici da corsa (Lista dei migliori prodotti) sia all’interno di una mtb. La grande versatilità consente di ottimizzare al meglio sulle dimensioni, con un parco motore che pesa 1,8 chili con una centralina collocata nella zona del tubo sella e una batteria con un’autonomia che varia dai 60 ai 90 minuti.

In caso di problemi legati al tipo di telaio, la casa produttrice offre anche dei supporti specifici, come nel caso delle bici in carbonio in cui è aggiunto un rinforzo in Kevlar. Accensione e spegnimento avvengono attraverso un sistema che guarda alla comodità di utilizzo e alla praticità d’uso, con un bottone collocato sul manubrio o nel tubo delle manopole, così da aggiungere un surplus in quanto a discrezione.

C’è da dire poi che se da una parte questo motore offre quel “più” indispensabile per superare una salita o una lunga parte a forte pendenza, il costo dell’upgrade potrebbe incidere in maniera fondamentale sulla scelta finale. Si parla infatti di una spesa che raggiunge i 2.000 euro.

 

 

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