Abilità motorie: dall’apprendimento di base alla pratica sportiva

Ultimo aggiornamento: 07.05.21

 

Lo sviluppo delle abilità motorie e delle capacità coordinative in età evolutiva consente una buona strutturazione dello schema corporeo, permettendo all’individuo di apprendere nuovi movimenti e di farli propri attraverso l’allenamento. Vediamo, allora, come costruire un efficiente repertorio di competenze motorie in giovane età e come perfezionarlo, integrarlo e arricchirlo negli anni successivi.

 

Con il termine “abilità motorie” si identificano tutte quelle azioni che, attraverso l’esecuzione e la ripetizione di un determinato movimento, vengono apprese e consolidate in modo automatico come risultato finale di un processo di apprendimento. Per raggiungere i nostri obiettivi, nello sport come nella vita, è importante che queste competenze motorie siano caratterizzate da grande variabilità e flessibilità affinché possano tradursi in capacità trasferibili al campo lavorativo e del tempo libero.

Dal momento, però, che queste abilità si sviluppano sugli schemi di base e sulle capacità motorie, che hanno una matrice genetica determinata dal patrimonio soggettivo, l’unico mezzo veramente efficace per apprendere e consolidare nuovi movimenti, facendoli diventare una vera e propria abilità atletica, rimane sempre un buon programma di allenamento, meglio se iniziato in giovane età e con metodiche specifiche in base alla disciplina praticata.

In questo post cercheremo di capire da dove iniziare, quali fattori tenere in considerazione rispetto alla costruzione delle tecniche sportive e i passaggi chiave da seguire per ottenere una qualità più elevata di performance dall’infanzia all’età adulta.

 

Capacità e abilità motorie: definizione e differenze

Sebbene i termini “capacità motoria” e “abilità motoria” vengano spesso utilizzati come sinonimi, in realtà identificano due concetti differenti. Le capacità sono quelle doti innate che l’individuo porta con sé durante la vita in quanto tratti stabili e duraturi determinati dal patrimonio genetico.

Rientrano nel concetto di pattern motorio tutti quei movimenti eseguiti senza una finalità ben precisa, permettendo alla persona sia di agire nell’ambiente sia di apprendere nuove capacità coordinative e condizionali. Nel momento in cui queste capacità innate diventano finalistiche, cioè con un obiettivo definito come quello – per esempio – di eseguire una determinata prestazione fisica, si trasformano automaticamente in abilità motorie.

Queste ultime, quindi, sono ciò che acquisiamo attraverso la pratica sportiva e si distinguono dalle capacità motorie per la maggiore precisione del gesto atletico e il minor dispendio energetico necessario per l’esecuzione di quel movimento. Con l’allenamento, quindi, diventiamo più abili nel compiere una determinata attività sportiva riuscendo, di conseguenza, a eseguire un movimento più vicino possibile al gesto stereotipato di gara con la finalità di compiere una data prestazione.

Tuttavia, la possibilità di costruire determinate abilità motorie e preservarle nel tempo è dettata parzialmente anche dalle nostre capacità innate, che possono essere distinte in due grandi famiglie:

♦ capacità condizionali, che sono strettamente legate alle condizioni fisiche della persona e rappresentano le componenti energetiche del movimento, quindi forza, resistenza, velocità e mobilità articolare;

♦ capacità coordinative, ossia quel complesso meccanismo che permette di coordinare e organizzare i gesti motori al fine di migliorare la qualità stessa del movimento e la prestazione dell’atleta, come per esempio il ritmo, l’equilibrio e l’orientamento spazio-temporale.

Ciò che distingue le capacità condizionali da quelle coordinative è anche la loro attitudine di essere sviluppate in una specifica fase sensibile della nostra vita: le prime vengono ampliate e rafforzate principalmente nell’età puberale, quindi tra 12 e 18 anni, mentre le seconde si consolidano in giovane età, cioè tra 3-4 anni e 10-12 anni.

Come costruire le abilità motorie

Bene, ora che abbiamo chiarito la differenza tra capacità e abilità motoria, vediamo i passaggi da seguire per la costruzione di una determinata pratica sportiva, partendo dalle capacità motorie di base fino allo sviluppo di un’abilità specifica attraverso una particolare metodologia di allenamento.

Come facile intuire, la chiave per raggiungere un obiettivo sportivo è approntare un percorso di apprendimento motorio fin dalle prime fasi di crescita. Lo scopo dell’allenamento dovrà, quindi, essere quello di migliorare sia la coordinazione, ossia la capacità che permette di eseguire un qualsiasi movimento attraverso il controllo dei muscoli a opera del sistema nervoso centrale, sia la propriocezione, vale a dire il processo neurofisiologico che permette di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e la contrazione dei muscoli senza l’ausilio della vista.

Prendendo come esempio gli schemi di classificazione degli sport, un ginnasta che esegue gli esercizi a corpo libero, un calciatore che dribbla gli avversari e calcia il pallone, un tennista che si sposta velocemente per colpire la pallina con la racchetta sono tutte espressioni di abilità combinate il cui risultato è determinato dal livello di preparazione e competenza dell’atleta stesso.

A seconda del tipo di disciplina praticata, queste abilità motorie combinate possono essere aperte (o trasferibili) oppure chiuse. Le prime sono tipiche dell’apprendimento tecnico-tattico negli sport di situazione (ossia i giochi di squadra come la pallavolo e il calcio), che richiedono una specifica capacità di adattamento a situazioni che si modificano velocemente, rendendo quindi necessaria una risposta motoria adatta a quella specifica circostanza.

Le abilità chiuse, invece, riguardano le discipline sportive che presuppongono l’esecuzione di movimenti tecnici perfetti e fluidi (come nel caso della ginnastica ritmica), che si sviluppano attraverso l’allenamento ed esercizi mirati al perfezionamento sia delle capacità coordinative sia di alcune abilità speciali come lanciare, calciare, colpire, schivare e così via.

L’importanza della corretta motricità in età giovanile

Come già anticipato, per sviluppare al meglio le abilità motorie è necessario allenare la motricità già in età giovanile, tenendo conto ovviamente degli obiettivi e dei risultati che si vogliono raggiungere. Nel periodo che va dalla tarda infanzia fino alla fanciullezza (3-10 anni), che è il periodo in cui il sistema nervoso risulta ancora plasmabile e recettivo, è importante approntare un allenamento basato su attività ludico-sportive capaci di favorire lo sviluppo delle capacità coordinative e una crescita armoniosa del corpo, evitando però la ricerca ossessiva della prestazione agonistica perfetta.

Con l’entrata in pubertà si dovrà, invece, promuovere il perfezionamento tecnico nella disciplina, ponendo particolare accento sulla costruzione e il rafforzamento delle grandi capacità organiche, come la forza e la resistenza. In questa fase, infatti, la crescita in lunghezza e il cambiamento delle proporzioni corporee possono determinare un progressivo decadimento delle prestazioni coordinative, per mantenere le quali sarà necessario predisporre un protocollo di esercizi che migliori le capacità anaerobiche e condizionali dell’adolescente.

Questa età (11-13 per le ragazze e 12-14 per i ragazzi) è, quindi, la migliore per lo sviluppo della forza e la stabilizzazione della componente scheletrica, quindi con l’attrezzatura adeguata e le scarpe sportive ai piedi si dovranno eseguire attività mirate e tecniche di preparazione volte a sviluppare la mobilità articolare e mantenere i livelli raggiunti nella fase precedente.

 

 

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