Com’è fatta la ruota di una bici da corsa

Ultimo aggiornamento: 10.04.20

 

Concentriamo la nostra attenzione su un elemento centrale per chi si avvicina all’universo della bicicletta.

 

La conoscenza della composizione e dei componenti di una bici è un punto essenziale che aiuta a gestire il mezzo con più consapevolezza e praticità. Nelle righe che seguono abbiamo deciso di fare il punto su una parte specifica: la ruota.

 

Struttura della ruota: il mozzo

Guardando al cuore della ruota ci concentriamo su un primo elemento, ovvero il mozzo. Si tratta della zona centrale, il vero fulcro su cui si struttura la rotazione della ruota. Esternamente è realizzato in alluminio o fibra di carbonio, con variazioni nella parte interna legati alla maggiore o minore qualità del componente. A circondare il corpo centrale troviamo le flange, dei fori studiati per facilitare il passaggio e la sistemazione dei raggi. Questi punti presentano alcune differenze dovute al numero dei fori e per una maggiore o minore grandezza.

Nella parte anteriore e in quella posteriore trovano posto due mozzi di diversa tipologia. Il compito che gli è stato affidato riguarda principalmente la trasformazione del movimento rotatorio dei pedali in forza centrifuga che si scarica sui raggi. L’asse della ruota è il perno che attraversa il mozzo. In sintesi l’asse altro non è che un cilindro vuoto al centro che gestisce il carico e lo sforzo sostenuto dal mozzo. Per queste ragioni la scelta dei materiali con cui è realizzato, si riduce all’acciaio e al titanio, elementi che reggono al meglio certe sollecitazioni e che possiedono una robustezza ineccepibile. La scorrevolezza e la capacità dei mozzi di ridurre al minimo gli attriti delle parti che lo compongono.

 

 

Rimozione della ruota e sgancio rapido

Chi partecipa a gare e ha bisogno di una sostituzione veloce della ruota può affidarsi ora al sistema di sgancio rapido, detto anche quick release. Nella sua forma iniziale si tratta di un supporto che lavora grazie a diversi elementi. Abbiamo una leva che si occupa del fissaggio e si serra sul telaio. Due molle di forma conica agiscono sul telaio, attutendo la pressione e la compressione. Un perno cilindrico e un controdado vengono fatti passare all’interno del mozzo. In tanti si chiedono come capire se la chiusura della leva è stretta al punto giusto.

Un primo metodo empirico è quello per cui una volta chiusa la leva la forza esercitata dovrebbe lasciare il segno sul palmo della mano. In questo modo avremo un primo segnale di aver chiuso al meglio il tutto. In alternativa si può chiudere la leva e provare ad aprirla dopo qualche minuto. In caso fosse necessaria una certa dose di forza avrete conferma di star procedendo bene.

Nei sistemi strutturati invece con un perno passante la questione cambia, essendo la ruota direttamente fissata su un perno solidale con il telaio o la forcella. Si produce così un incremento nella rigidità che in contesti come quelli di una mtb ha delle conseguenze non trascurabili. Più rigidità nella parte anteriore della bici significa un maggiore controllo e una ruota che segue meglio le indicazioni del ciclista. Nella parte posteriore, invece avere un perno passante migliora la precisione della guida su terreni accidentati e offre una maggiore reattività alla pedalata.

 

L’azione dei raggi

Un altro elemento fondamentale nell’economia della ruota è rappresentato dai raggi. Si tratta di tiranti a cui spetta il compito di gestire le vibrazioni del terreno e anche il peso stesso del ciclista. Mantengono poi anche il cerchio in posizione conferendo stabilità alla ruota. Composti principalmente in leghe d’acciaio, nichel e cromo, non mancano però tipologie in carbonio o in lega di titanio, prerogativa dei modelli di fascia alta pensati per il professionismo.

Si differenziano tra modelli a testa curva e tipologie a testa dritta. Con il termine testa si identifica una sezione ingrossata che permette l’aggancio alla flangia del mozzo. Spesso si punta a raggi a testa dritta in base anche al tipo di mozzi, con una maggiore campanatura a rendere di conseguenza la ruota più stabile. Per tirare o allentare i raggi è opportuno lavorare sui nipples. Simili a dadi dalla forma allungata, sono collocati nella parte terminale del raggio e ruotando su se stessi assicurano una maggiore o minore tensione del raggio.

 

 

Cerchi e coperture

La parte meccanica esterna per bici da corsa va a formare ciò che è chiamato comunemente cerchio. Si collegano al mozzo attraverso i raggi e costituiscono l’intelaiatura su cui posizionare le coperture. Differenti per forma e grandezza sono per lo più realizzati in leghe di alluminio, con il carbonio a prendere man mano piede.

Tre sono le possibilità di scelta per un cerchio: basso, medio e alto profilo. La misura classica è rappresentata dal basso profilo, con una tenuta media, permette di muoversi senza difficoltà su percorsi perlopiù in piano e su strade asfaltate. In caso si volesse optare per percorsi più accidentati il consiglio è di regolare e calibrare al meglio i raggi. Elasticità e leggerezza sono le qualità principali del cerchio a basso profilo.

I cerchi ad alto profilo possiedono uno spessore di 5 cm, con una rigidità complessiva che rende la bici più stabile e al tempo stesso più pesante, le controindicazioni toccano la maggior trasmissione di vibrazioni e quindi una certa scomodità durante la guida, con una gestione delle curve a cui bisogna abituarsi e che fornisce un’impostazione con cui il ciclista deve fare i conti.

 

 

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