Il futuro elettrico delle mountain bike

Ultimo aggiornamento: 16.11.19

 

Viaggio attraverso gli aspetti da considerare prima dell’acquisto di una eMTB.

 

Quanti puntano a un cambio o a un nuovo acquisto di una mountain bike elettrica, si trovano spesso a dover selezionare tra modelli con caratteristiche e specifiche anche molto diverse tra loro. Per questo abbiamo deciso di illuminarvi un poco sulla questione, trovando così la quadratura del cerchio e una serie di elementi con cuo procedere in modo sereno alla scelta finale.

 

Il senso della pedalata assistita

La presenza di un motore più o meno potente costituisce il primo aspetto che differenzia una eMTB rispetto alla sorella maggiore tradizionale. Il lavoro svolto nasce e si sviluppa con l’idea di assistere il ciclista nel corso della pedalata e non sostituirsi a esso. La pedalata e la quantità di sforzo impressa sui pedali. Un sistema di sensori si occupa di mettere in moto il motore, aiutando quanto possibile specie in caso di percorsi in salita particolarmente sfidanti. 

Il fulcro del supporto si realizza attraverso i sensori di coppia che monitorano e leggono la forza impressa sui pedali. Già dalle prime pedalate si assiste dunque a una messa in funzione del motore ma in maniera proporzionata all’intensità. Gli effetti di questo sono un consumo ottimizzato e regolato della batteria e una gestione personalizzata di tutta la pedalata e dello sforzo prodotto. 

 

 

Motore

Per chi vuole informarsi sulla questione e la tipologia del motore a bordo, elementi quali le dimensioni, la potenza e il peso non sono questioni che vanno in secondo piano. Tra i marchi leader del settore Bosch e Shimano si giocano la partita, con aspetti e tipologie che si adattano al meglio secondo le esigenze degli utenti. 

A questo proposito il brand tedesco ha da un lato una maggiore grandezza e un peso sostanzioso, a cui però si affianca una grande varietà per quel che riguarda i N-m. Shimano invece con il modello e8000 si è guadagnata un posto tra i motori più leggeri presenti sul mercato. A seguire troviamo poi anche i marchi Yamaha e Brose a occupare le posizioni intermedie. La scelta di una tipologia rispetto all’altra è una questione anche di scelta del profilo e dell’esperienza di pedalata che si vuole avere. 

Puntare su una bicicletta con un numero ridotto di N-m consente di erogare una spinta meno incisiva, adatta per chi percorre percorsi per lo più pianeggianti e predilige uno stile di guida meno fisico. Dall’altro punto di vista la questione si fa più muscolare nel caso in cui si scelga un motore più performante, ideale per un maggiore livello di sfida.

 

Batteria

Autonomia e dimensioni della batteria sono elementi strettamente collegati tra loro. 

Bisogna infatti capire che motore e fonte di energia costituiscono un tutt’uno che deve essere  gestito in quanto tale. Quindi al momento di capire e leggere le specifiche tecniche il peso di entrambi va a formare il totale del gruppo dedicato alla pedalata assistita. La scelta deve tenere conto dei cicli di ricarica disponibili e della capacità, espressa in Watt-ora. 

Anche qui altri fattori concomitanti entrano in gioco per stabilire la durata del supporto. Si va dal peso del ciclista, passando anche per lo stile di guida. Per fortuna i produttori hanno inserito diverse modalità che ottimizzano e lavorano al meglio sulla dinamica e il consumo, si veda ad esempio la funzione Eco o la più recente E-mtb. Entrambe gestiscono al ribasso il consumo, a differenza di una modalità come quella Sport o Trail. Il numero di cicli è un valore importante, più delle tempistiche necessarie per concludere un ciclo completo di carica. 

 

Ruote

La disputa è tra un pneumatico da 27.5” e uno da 29”. Ultimamente la prima versione è quella che va per la maggiore, riuscendo a fornire un adeguato scorrimento e una prestazione ideale su diversi terreni. La gestione e la rapidità nei cambi di marcia rispondono bene alle diverse sollecitazioni. 

Le ruote da 29” invece sono più larghe e hanno dalla loro una maggiore capacità di controllo visto che anche la superficie del pneumatico a contatto con il suolo è maggiore. Superare ostacoli e altre asperità del terreno è anche più facile. Velocità e scorrevolezza sono poi maggiori, visto che maggiore è la ruota e maggiore è la strada percorsa. Montare poi sul mezzo pneumatici da 29” rende anche la guida più solida e una gestione del mezzo in cui il controllo la fa da padrona in diversi scenari.

 

Telaio e ammortizzazione

La scelta della linea e dell’infrastruttura della bicicletta comporta un differente investimento e incide anche di uno o due chili sul peso complessivo. Alluminio e carbonio sono le due opzioni migliori, dove l’acciaio pesante è ormai una prerogativa delle bici più economiche presenti sul mercato. La pesantezza dell’alluminio si confronta poi con una diagnostica migliore della bici in caso di urti e rotture del mezzo, osservabili facilmente anche a occhio nudo. 

 

 

Meno semplice è la questione con un telaio in carbonio. Leggero e più adatto a una guida più dinamica, ha un costo complessivo maggiore e una difficoltà nel riscontrare problemi e danni che può riservare qualche brutta sorpresa a chi non possiede una certa dimestichezza con il materiale. 

Negli ultimi anni sta prendendo piede anche la tendenza di unire e assemblare la batteria direttamente nel telaio del mezzo, una soluzione interessante a cui deve seguire però anche la praticità nella gestione della sostituzione e smontaggio della batteria. 

Ultima incognita da sciogliere è legata al tipo di sospensione montata sul mezzo. Le MTB classiche optano per un ammortizzazione front, ovvero concentrata essenzialmente sulla ruota anteriore del mezzo. Nei modelli con pedalata assistita si va però in direzione di una bici full suspended, ovvero con entrambe le ruote munite del giusto supporto con cui gestire ed affrontare dislivelli, saliti e bruschi cambi nel manto stradale, mantenendo alto sempre il livello di sicurezza e di gestione del mezzo.

 

 

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