Mobilità su due ruote, il parere della Federazione Europea dei Ciclisti

Ultimo aggiornamento: 27.01.20

 

Uno sguardo sullo stato delle misure messe in atto per garantire e favorire una migliore convivenza tra bici e altri mezzi di trasporto.

 

Sorta nel 1983, l’ECF si è mossa negli anni con l’obiettivo di inserire e promuovere a più livelli l’uso della bici e di tutto ciò che può semplificare al meglio l’unione di una mobilità sostenibile all’interno dei centri urbani e in presenza di zone in cui la viabilità su due ruote diventa una necessità. La sede della fondazione è a Bruxelles e l’idea di fondo è quella di mantenere alta la guardia riguardo alla considerazione del mondo dei ciclisti, in tutte le categorie e a un livello istituzionale e locale.

In un quadro più ampio l’ECF si batte per una costante promozione del ciclismo e dei benefici che un’attività del genere ha sugli individui e la comunità in generale.

Non mancano infatti le proposte legate alla creazione di spazi e iniziative in tutta Europa, con la promozione e il supporto di attività locali e la valorizzazione del cicloturismo come risorsa essenziale e complementare per un’idea differente e diversa di vacanza.

 

La situazione in Europa

Da quanto riportato la situazione Europea si dimostra varia passando da Paese a Paese. In questo senso la Francia sta investendo molte risorse per ottimizzare al meglio l’uso e la circolazione dei mezzi a due ruote in città, così come in Norvegia, a Oslo in particolare, si sta puntando a disincentivare l’uso delle quattro ruote, con una forte tassazione delle macchine. La Spagna e Madrid sentono in maniera importante il tema della mobilità, ma a questa azione di spinta delle due ruote non hanno ancora affiancato una presa di posizione chiara e puntuale contro l’inquinamento e l’impatto sul traffico che il numero elevato dei mezzi sta comportando.

 

 

L’Italia e alcuni comuni virtuosi si confrontano con la geografia e la struttura stessa delle grandi metropoli. Se da un lato città come Verona e Reggio Emilia guardano a un’implementazione e a una modifica del tessuto cittadino e delle stesse strade, dall’altro in grossi centri come Roma, lo sforzo nella creazioni di cordoni ciclabili è ancora insufficiente e mette a serio rischio l’incolumità di chi indossa un casco e si mette in movimento sulla bici.

Una mobilità che passa non solo dall’incentivare l’uso delle due ruote ma da vere e proprie politiche di nuova mobilità. La creazione di servizi di bike sharing infatti non può prescindere dalla messa in secondo piano di un cordone privilegiato e di un sistema di piste ciclabili che seguono e migliorano la qualità della vita, scaricando anche l’impatto e riducendo il numero di mezzi presenti sulle strade.

 

Bike sharing. Luci e ombre

A fronte di un’espansione delle iniziative legate all’arrivo nelle grandi città di partner e privati che vogliono proporsi come controparti affidabili per il mondo del bike sharing, si riscontra comunque un’affidabilità e la fattibilità di progetti a lungo termine. Da questo punto di vista il sistema del Free Flow, ovvero della gestione e posizionamento libero delle bici prese in prestito, alla lunga si è dimostrato poco pratico, con pesanti ricadute sul tipo di gestione della flotta e del parco bici, sparse in giro per la città e difficilmente raggiungibili.

La creazione di hotspot e zone di posizionamento fisse sembra essere la via migliore per chi cerca un supporto adeguato e realmente utile. In molti casi la stessa architettura e assetto della città andrebbe modificata, creando delle isole e tutta una serie di segnaletica adatta a indicare e semplificare la localizzazione dei mezzi utilizzati.

Altro discorso importante è quello legato alla manutenzione e al controllo dei mezzi e delle centraline con cui poter gestire gli spostamenti e un servizio adeguato agli utenti. In Italia, ma anche in altri centri europei, questo nuovo settore ha attirato diversi imprenditori e società cinesi, che hanno tentato di proporre una loro versione della condivisione delle bici, con risultati a volte interessanti che però non riescono a mantenere le premesse nel lungo periodo.

 

 

Tecnologia e futuro

La scelta di una bici (Ecco i migliori bici pieghevoli) o di uno scooter elettrico, per non parlare di altri mezzi di trasporto come le bici dalla pedalata assistita e i monopattini elettrici, ampliano la dimensione e il supporto necessario per chi desidera sfruttare una diversa mobilità cittadina. A tal proposito e specie nei centri fortemente urbanizzati, la scelta di un modello alternativo è sempre più vista come una necessità fondamentale a cui è bene abituarsi e adattarsi quanto prima.

Per fare ciò è essenziale creare piattaforme agili e un sistema di gestione attraverso un’app di Mobility as a service, con un account unico e una piazza virtuale da cui poter selezionare il servizio e il fornitore che più si desidera così da ottimizzare la scelta evitando la creazione di isole e la gestione di più fonti ed erogatori di servizi. Nell’attesa intanto guardiamo con attenzione alle buone pratiche delle amministrazioni e degli enti deputati alla gestione e creazione di nuovi spazi su due ruote.

 

 

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